| Dopo John Carmack, un altro grande dell'industria videoludica si scaglia contro la distribuzione ad episodi dei videogiochi. Stiamo parlando del vice presidente di Epic Games Mark Rein, intervenuto al Develop Conference di Brighton, cittadina del sud della Gran Bretagna.
Rein ha definito questa forma di distribuzione come "un modello di business in frantumi", sostenendo che questo tipo di politiche finisce per generare un effetto di riciclo, per cui molti prodotti tenderanno ad essere fin troppo simili tra di loro. E' sostanzialmente la stessa critica che apportò anche John Carmack.
Gli utenti, infatti, sono portati a pagare 20 $ per un gioco, per poi dover aspettare circa sei mesi tra un episodio e l'altro. Sebbene l'esempio fatto da Rein sembra puntare decisamente sulle espansioni di Half-Life 2, il vice presidente di Epic Games è più critico verso quelle software house che prediligono esclusivamente la distribuzione in via digitale piuttosto che la tradizionale commercializzazione del software in forma scatolata.
Mark Rein, seppur brevemente, ha fatto riferimento nel suo discorso anche alla precaria situazione di molte software house in questo momento di forte transizione verso una nuova generazione di console. Negli ultimi mesi è stato, infatti, necessario un forte investimento economico per aggiornare la tecnologia e sfruttare pienamente l'hardware di PlayStation 3, XBox 360 e Wii. Epic Games è impegnata attivamente in questo settore con l'attesissimo Gears of War, il cui rilascio è previsto entro la fine del 2006.
Evidentemente in vena di polemiche, Rein si è scagliato anche contro la diffusione delle soluzioni video integrate, in particolar modo in riferimento alle strategie commerciali di Intel. In questa direzione, ha sostenuto, infatti, che il prolificarsi di questo tipo di soluzioni genera una tendenza che causa l'introduzione sul mercato più PC di fascia bassa, poco competitivi con i giochi di ultima generazione, piuttosto che PC con l'hardware necessario a far eseguire i prodotti tecnologicamente più avanzati.
Ciò rende difficile la programmazione dei videogiochi moderni, in quanto questi richiedono molta più potenza di calcolo rispetto a quella presente nella maggior parte delle macchine presenti sul mercato. Secondo Rein, tutto ciò causerebbe l'esodo dei migliori programmatori dal mondo PC a quello console. |