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Survival horror alla luce del sole: Resident Evil 5
Survival horror alla luce del sole: Resident Evil 5
Jonathan Russo - 12 Febbraio 2009
“L’invasione degli zombie non è finita. Non sono bastati Dead Rising e il più recente pezzo da novanta Left 4 Dead a far passare la voglia di riempire di piombo orde senza fine di cadaveri ambulanti: e chi se non il re dei survival horror poteva farsi avanti per accontentare i giocatori della console di casa Microsoft? ”
Pagina 1 - Introduzione
Resident Evil torna con il quinto capitolo della continuity vera e propria, mettendo per un attimo da parte la pletora di spin-off che hanno riempito console e Pc dal 1996, anno in cui il primo gioco della serie fece la sua apparizione su Playstation.

Ed è proprio Chris Redfield, protagonista del primo capitolo, a tornare in scena per fare gli onori di casa. Niente più Raccoon City e niente più Stars: Chris fa ora parte di un’unità internazionale chiamata Bsaa (Bioterrorism Security Assessment Alliance) e il suo compito sarà quello di investigare un ennesimo caso di infezione virale zombificatrice in piena Africa.

Se il virus di cui parliamo è sempre lo stesso dei precedenti giochi, lo stesso non vale per gli autori del misfatto: l’Umbrella Corporation esce infatti di scena lasciando spazio a una nuova potenza farmaceutica dai loschi interessi, la Tricell Corp, che sembra del tutto intenzionata a continuare a pasticciare con virus e geni umani. Per i fan della saga, Resident Evil 5 promette una serie di graditi ritorni: finora è stata confermata la presenza dell’arcinemico Albert Wesker, costante in quasi tutti i Resident Evil, e di Sherry Birkin.

Come è ormai consuetudine, il nuovo gioco introdurrà anche nuovi personaggi, giusto per rendere ancora più intricata la già colossale storia che fa da sottofondo ai vari capitoli. Innanzitutto Chris sarà affiancato da una new entry, la giovanissima Sheva Alomar, agente Bsaa in Africa occidentale. Al tempo stesso avremo a che fare anche con i nuovi misteriosi nemici della Tricell, e come se non bastasse l’ex leader della Umbrella Corporation, Ozwell Spencer sembra essere ancora nei giochi nonostante il crollo della sua compagnia. Insomma, come sempre Resident Evil promette al tempo stesso novità per dare nuova linfa a un brand ormai consolidato e quel senso di familiarità che ha nel tempo fidelizzato un’enorme fetta di videogiocatori.

La stessa policy di Capcom si rispecchia anche nel gameplay: i fan di Resident Evil 4 si troveranno perfettamente a loro agio con i controlli e l’impostazione del gioco, che ricalca la virata verso l’azione innescata dal precedente capitolo. Seguendo però un canone che recentemente si è sempre più imposto nei videogiochi (specialmente per console), Resident Evil 5 introduce anche una modalità di gioco in cooperativa, sia in split-screen sia online.

Limitata a due giocatori, la modalità coop permetterà di interpretare Chris e Sheva, e come è prevedibile migliora di gran lunga l’esperienza di gioco (anche perché in single player, è il caso di dirlo, l’intelligenza artificiale della nostra procace compagna è tutto fuorché sorprendente).

Pagina 2 - Gameplay
Croce e delizia. Il gameplay è certamente l’aspetto più controverso di questo gioco. Chi ha amato il precedente capitolo della serie si troverà probabilmente subito a suo agio nel prendere accuratamente la mira per far saltare la testa a orde senza fine di infetti assetati di sangue. Chi invece non ha messo mano a Resident Evil 4 avrà certamente qualche problema. Il fatto è che dalla release di Resident Evil 4 (2005) a oggi, il mercato degli action game ha sviluppato una certa tendenza, basata proprio sul gameplay, di cui la Capcom per certi versi è stata promotrice, ma della cui evoluzione sembra essersi completamente disinteressata.

Per farla breve, il gameplay di questo Resident Evil è sostanzialmente lo stesso di quello del 4, ma l’anno corrente è il 2009 e non più il 2005. Torna la visuale da dietro le spalle, ma dopo essere già stata sdoganata nel corso degli anni da giochi come Gears of War. Torna la sensazione opprimente che ogni pallottola conti quando si mira alla testa di uno dei dieci zombie sullo schermo, ma oggi come oggi la necessità di essere perfettamente immobili per sparare sembra un po’ una limitazione.

La stessa limitazione diventa assolutamente evidente quando si usa il coltello, ovvero l’arma corpo a corpo di base di cui sia Chris che Sheva sono dotati: per poter usare il coltello, esattamente come per le armi da fuoco, è necessario rimanere immobili. Il che richiede anche un occhio clinico da professionista per capire se il nemico è a distanza abbastanza ravvicinata da essere colpito con un fendente… più di una volta capita di trovarsi circondati da un gruppo di zombie, estrarre il coltello e menare colpi all’aria, mentre i nemici pian piano ci accerchiano (visto che per attaccare bisogna essere immobili).

Non è ancora tutto: è completamente assente, nel gioco, qualunque forma di “gesto atletico” volto a disimpegnarsi rapidamente da situazioni pericolose. Insomma, niente “saltino” alla Gears of War, niente strafe rapido per liberarsi da un nemico e correre verso la salvezza (o verso un nemico più vulnerabile). Nelle situazioni più concitate, questa mancanza diventa davvero evidente e spesso causa morti orribili e immeritate.

Ultimo difetto: torna il sistema di inventario “a griglia”, una piccola finestra con uno spazio limitato a cui accedere per cambiare armi, usare medikit (le famose piantine combinabili di Resident Evil) e così via: è un sistema sinceramente piuttosto scomodo, poco adatto alla necessità di cambiare rapidamente arma da fuoco nel mezzo di un combattimento concitato contro un boss di fine livello o in spazi ristretti contro una moltitudine di nemici. Perlomeno nella demo stupisce la mancanza di hotkeys a cui bindare armi e medikit, i tasti direzionali su Xbox 360 andrebbero benissimo… auspicabilmente sarà un dettaglio introdotto prima della release.

Del resto, vale la pena ribadire che probabilmente i fan della saga si sentiranno a loro agio con i comandi e con l’impostazione del gameplay: è indiscutibile che trovarsi immobili a mirare alla testa di uno zombie, sapendo che altri sei si stanno avvicinando da ogni direzione e che ogni pallottola e ogni secondo può fare la differenza, contribuisce ad aumentare il clima di tensione e ansia che è da sempre il marchio di fabbrica del titolo Capcom. È anche vero che pur avendo svoltato verso l’action con il quarto capitolo, Resident Evil resta un gioco ben diverso dagli sparatutto, anche quelli con cui condivide l’impostazione visuale come Gears of War. E’ però innegabile che nel corso degli anni questo genere abbia trovato nuovi spunti di gameplay che anche il titolo Capcom potrebbe a suo modo cercare di implementare.

L’impossibilità di muoversi e attaccare, di mettersi sotto copertura, di scattare rapidamente via per non essere accerchiati sono tutte cose che i giocatori danno quasi per scontate. La loro mancanza influisce sull’esperienza di gioco, specialmente perché fin troppo spesso capita di morire non tanto a causa della difficoltà in sé quanto a causa del sistema grezzo di controllo del personaggio. A lungo andare, l’impressione è che buona parte dei combattimenti più ostici si riduca a correre il più possibile lontano dagli zombie per poi avere tutto il tempo di prendere la mira e ucciderli uno a uno mentre si avvicinano.

Certo qualche alternativa c’è: ad esempio, caso tipico per i boss, dopo aver colpito più volte un nemico Chris e Sheva avranno la possibilità di infierire con un colpo particolarmente potente, come un violentissimo pugno in faccia o un calcio volante. Si tratta di attacchi a “timer”, nel senso che è possibile attivarli premendo il tasto X solo nella breve finestra di tempo in cui il nemico è stordito dai precedenti colpi ricevuti. In giro per le mappe di gioco, inoltre, è possibile sfruttare i classici barili di kerosene o altre sostanze volatili per dare il la ad esplosioni pirotecniche di fiamme e pezzi di zombie.

L’introduzione della modalità coop, infine, permette ai due giocatori (o al giocatore e all’IA, in single player) un certo margine di collaborazione in alcuni punti specifici dei vari livelli. Ad esempio è possibile che Chris aiuti Sheva a salire sul tetto di un edificio, in modo che lei possa fornire copertura dall’alto mentre lui prosegue lungo la strada. In un altro caso, Chris aiuta Sheva a saltare da un tetto a un altro, e proprio quando i due si separano l’edificio di Sheva comincia a essere invaso dagli zombie, mettendo lei in una situazione difficile e costringendo lui a fornire tutta la potenza di fuoco di cui dispone per salvare la compagna. In generale, si tratta anche qui di elementi più o meno già visti (come nel già citato Gears of War, in particolare nel 2, dove spesso i giocatori dovevano seguire strade parallele ma con la possibilità di aiutarsi a vicenda), ma comunque assolutamente godibili specialmente giocando insieme a un amico.

Pagina 3 - Demo e grafica
La demo di Resident Evil 5 prevede due livelli di gioco piuttosto brevi, due scontri con due diversi boss e in generale un vero e proprio carnaio di zombie. E’ possibile giocare sia in single player, nei panni di Chris, sia in Coop su Xbox Live, sia in split screen. Il primo livello della demo (Public Assembly) vede Chris e Sheva arrivare in un piccolo villaggio teatro di un’assemblea di infetti, che ascoltano un altro infetto incitarli da un palco e assistono all’esecuzione di un essere umano.

Bastano pochi minuti perché Chris e Sheva si facciano notare, dando il via a un assedio senza fine da parte dell’orda di zombie, in attesa che l’elicottero venga a salvare i due agenti. La missione è piuttosto complicata, si gioca in spazi stretti e gli zombie continuano ad arrivare da ogni lato. Come se non bastasse, a rendere il tutto meno facile è un enorme zombie-boia armato di una gigantesca ascia: farsi circondare e bloccare dagli zombie significa quasi sempre ritrovarsi inermi sotto il colpo letale dell’ascia.

Il secondo livello del gioco è un’altra baraccopoli che Chris e Sheva devono attraversare. Rispetto al primo livello la modalità di gioco è un po’ più lineare, ma sono presenti due casi in cui è necessaria la collaborazione tra i due personaggi per andare avanti (Chris deve lanciare Sheva da un edificio all’altro per permetterle di scendere e aprire una porta bloccata). Il boss finale è un infetto armato di motosega, che può essere eliminato facilmente a colpi di fucile da cecchino, o facendo esplodere i barili infiammabili a cui si avvicina. L’importante è non stargli nei paraggi!

Dopo alcune prove con la modalità online della demo, è capitato di riscontrare dei problemi nel matchmaking, in particolare inviti da parte dell’host che il secondo giocatore non riceveva. Difficile però dire se si tratti di un problema della demo o di temporanei problemi con il Live; in ogni caso all’inizio della demo stessa, un messaggio assicura che eventuali bug verranno sicuramente corretti prima della release del gioco.

Resident Evil 5 brilla per una resa grafica di alto livello. Dai personaggi alle ambientazioni, tutto risulta decisamente curato, sia in termini di artwork sia in termini di dettagli. I personaggi sono resi con estrema attenzione ma la colorazione lucida li rende un po’ plasticosi, più in termine di resa visiva che di movimenti: il tutto crea un’atmosfera fumettosa, in linea di massima abbassando un po’ il gore generale del gioco e facendo prevalere l’idea di essere pur sempre in un videogioco, piuttosto che cercare di ricreare a tutti i costi un realismo fotorealistico.

Le ambientazioni viste nella demo sono due e sono piuttosto simili: pieno deserto, posti poveri caratterizzati da baracche, l’idea di fondo richiama un po’ quei vecchi film di zombie basati sulle pratiche voodoo di resurrezione dei corpi (e ambientati generalmente ad Haiti) piuttosto che le più moderne concezioni dei virus fuori controllo. In generale il contrasto è piacevole, anche se purtroppo la demo mostra solo ambientazioni in pieno giorno e ben illuminate: sarebbe interessante vedere cosa combina il motore del gioco, e che atmosfera riesce a creare, in un paesaggio oscuro o notturno. Quanto al comparto audio, musiche e doppiaggio sono di buon livello, ma non spiccano certo rispetto all’ottima grafica.

Pagina 4 - Conclusioni

Resident Evil 5 non è un gioco di cui si può parlare con facilità. Troppe aspettative, troppi fan pieni di speranza e in generale troppa storia dietro questo titolo. Una cosa è certa: questo capitolo non deluderà gli appassionati della serie, almeno da quello che la demo lascia prevedere. Una grafica eccellente, un gameplay collaudato e ovviamente il ritorno di vecchi personaggi faranno di certo la felicità degli aficionados.

La domanda è però se Resident Evil 5 riuscirà a conquistare anche nuovi giocatori, dai più giovani che magari non hanno anagraficamente avuto modo di provare i precedenti capitoli, a chi magari finora ha snobbato la serie. E’ qui che si gioca la vera battaglia di Resident Evil 5, ed è qui che sorgono i dubbi. Nel mirino c’è principalmente il gameplay. Come già detto, la scelta di riproporre elementi di fatto limitanti lascia molto perplessi, soprattutto quando giochi che sembrano cloni proprio del brand Capcom li hanno ormai superati.

Dark Sector, ad esempio, non brilla per essere un capolavoro degli ultimi anni, ma di certo è un buon mix di tensione e di gameplay: si può sparare in movimento, mettersi sotto copertura e così via. E’ evidente l’intenzione di Capcom di non trasformare Resident Evil in un Gears of War con gli zombie, e certamente è un’intenzione del tutto apprezzabile: a nessuno piacerebbe vedere la saga completamente snaturata.

Forse però Capcom dovrebbe tenere conto anche del trend preso da questo genere di giochi, e cercare di svecchiare o perlomeno rendere un po’ meno legnoso il gameplay di un titolo che comunque sia ha svoltato ampiamente verso l’azione pura già qualche anno fa. Anche l’impostazione dei livelli risente un po’ dei “binari” preimpostati, con una possibilità praticamente nulla di esplorare il mondo: la via è chiaramente tracciata e a parte seguirla e sparare c’è poco altro.

Da plaudire è l’introduzione della modalità coop, che davvero in questi ultimi anni ha iniziato a spopolare specialmente per gli amanti dei giochi su console: Resident Evil 5 non è un gioco facile, e attraversare i suoi livelli sapendo di avere un amico che ti guarda le spalle è tutt’altra esperienza rispetto al single player. Ovviamente è un peccato che il coop sia limitato a due sole persone, ma anche qui del resto non stupisce che la Capcom voglia mantenere il suo titolo e non trasformarlo nel nuovo Left 4 Dead.

Insomma di certo l’esperienza di Resident Evil è come sempre da consigliare. Per i neofiti, il suggerimento migliore è quello di valutare la demo per capire quanto sono disposti ad accettare dal sistema di controllo, piuttosto che lanciarsi alla cieca comprando il gioco a scatola chiusa.