The Elder Scrolls V Skyrim: la resa dei conti (PC, XBox 360, PS3)
Recensione della versione XBox 360 di Skyrim, l'atteso nuovo capitolo della popolare serie Elder Scrolls che sarà nei negozi a partire dalla giornata di domani. Pubblicheremo nei prossimi giorni altro materiale e nuove informazioni sulla versione PC.
The Elder Scrolls V Skyrim
PC XBox 360 PS3 [ dettagli ]- Grafica all’avanguardia, anche se la versione Xbox fatica a reggere il passo di quella Pc
- Design generale, ma soprattutto dei personaggi (finalmente) bellissimo
- Vi terrà impegnati per ore, e ore, e ore, e ore…
- Positive le novità del sistema di talenti, incluse anche cose come il crafting
- Livello di sfida minimo, colpa anche del level scaling
- Il combattimento non riesce ancora a trasmettere la fisicità degli scontri e risulta, per quanto frenetico, troppo artificiale
- Dungeon estremamente lineari
Introduzione
Sono pochi i giochi in grado di dividere il pubblico come quelli della saga degli Elder Scrolls. Solitamente si dice: o lo si ama, lo si odia. Per i titoli Bethesda la cosa è ancora più complicata: c’è chi li ama, chi li odia e chi li vive con una certa indifferenza, giocandoli per prendere quel che hanno di buono senza rimpettirsi troppo sui difetti.
E così ogni discussione su Oblivion, su Fallout 3 e inevitabilmente su Skyrim diventano dei tutti-contro-tutti senza esclusione di colpi. I riferimenti più comuni vanno ai titoli precedenti: Morrowind, che tuttora rimane forse il miglior compromesso realizzato da Bethesda tra modernità e profondità di gioco, e Daggerfall, il secondo titolo della serie, risalente all’ormai lontanissimo 1996, un gioco obsoleto già all’uscita ma tuttora ineguagliato dal punto di vista della complessità e vastità.
Piaccia o no però, Bethesda ha avuto molto più successo con Oblivion e Fallout 3 di quanto ne abbia avuto con Daggerfall e Morrowind (tralasciando poi le tristi parentesi degli spin off, da Battlespire a Redguard). E non c’è da stupirsi se la strada che intendono percorrere è ormai chiaramente quella della tecnologia, con costanti miglioramenti alla grafica a discapito delle meccaniche di gioco.
Skyrim non fa in effetti eccezione: il suo punto forte rimane ovviamente quello di catapultare il giocatore in un mondo alternativo, vastissimo e magnificamente reso sul piano estetico, lasciando però più di un dubbio sul gameplay in sé e per sé. Cosa c’è da fare, in questo vasto e bellissimo mondo? Quanto saranno varie e interessanti le situazioni in cui potremo andarci a cacciare, quanto verrà ripagata la nostra voglia di esplorare, che cosa renderà l’esperienza di Skyrim diversa da quella di Oblivion? Quanto ha imparato Bethesda dai suoi ultimi giochi (Todd Howard, game director della software house, ha affermato che Skyrim assomiglia più a Fallout 3 che a Oblivion)?
Tante domande che francamente dividono il pubblico tanto quanto i giochi in sé: perché non ho dubbi che molti scettici vorranno avere risposte precise a ciascuna di queste domande prima di considerare l’eventuale acquisto di Skyrim, mentre tanti altri non sono nemmeno sfiorati da questi dubbi e stanno solo aspettando con i soldi in mano di potersi tuffare a pesce nella nuova regione di Tamriel. Per gli uni e per gli altri, questa recensione cercherà di dare il maggior numero possibile di chiarimenti.
- Pag. 1: Introduzione
- Pag. 2: Dove eravamo rimasti?
- Pag. 3: Cosa c'è di nuovo: dalla grafica allo skill system
- Pag. 4: Cosa non cambia: dungeon, difficoltà, intelligenza artificiale
- Pag. 5: Magie, urla, armi a due mani: il combattimento nel freddo Nord
- Pag. 6: Aspetto tecnico
- Pag. 7: Nota a parte: la traduzione
- Pag. 8: Conclusioni











